Un gesto irresponsabile che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. Due giovani di 18 anni sono stati denunciati dai Carabinieri per getto pericoloso di cose, dopo aver sparato con una carabina ad aria compressa contro un gruppo di ciclisti da un’auto in movimento.
L’episodio risale al 6 aprile, giorno del Lunedì dell’Angelo, nella località di Vò Vecchio, in provincia di Padova. L’allarme è scattato quando un ciclista ha segnalato di essere stato colpito alla gamba sinistra da alcuni pallini, presumibilmente esplosi dal passeggero di una vettura poi dileguatasi rapidamente.
Le indagini e l’identificazione
Determinanti per le indagini sono state le testimonianze raccolte sul posto. La vittima ha fornito dettagli precisi sul veicolo, indicando modello, colore e parte della targa, elementi che hanno permesso ai militari di restringere il campo.
Incrociando queste informazioni con le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, i Carabinieri sono riusciti a individuare l’auto sospetta e a confermarne il passaggio nell’area al momento dei fatti.
La confessione e il sequestro dell’arma
Risaliti al proprietario del veicolo, i militari si sono recati presso la sua abitazione. Nel cortile era parcheggiata l’auto segnalata, mentre all’interno dell’abitazione si trovava il figlio, un 18enne.
Il giovane ha ammesso di essere stato alla guida durante l’episodio e ha consegnato spontaneamente una carabina elettrica da softair, rinvenuta sul sedile posteriore dell’auto e successivamente sequestrata.
Un secondo episodio nella stessa giornata
Le indagini hanno inoltre portato alla luce un altro episodio simile, avvenuto nello stesso giorno e ai danni di tre ciclisti. Anche in questo caso, una segnalazione è stata presentata ai Carabinieri da una testimone.
Il passeggero dell’auto, coetaneo del conducente, è stato successivamente identificato e coinvolto nella denuncia.
I rischi di una “bravata”
Sebbene si tratti di un’arma da softair, il comportamento dei due giovani è stato ritenuto estremamente pericoloso. Episodi di questo tipo evidenziano come anche strumenti considerati “non letali” possano causare lesioni e situazioni di rischio, soprattutto se utilizzati in modo improprio e in contesti pubblici.





