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Correre a digiuno fa davvero bruciare più grassi? Ecco la risposta

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L’idea che correre a digiuno favorisca una maggiore perdita di grasso corporeo è una delle convinzioni più diffuse nel mondo del fitness e del dimagrimento. Molte persone scelgono infatti di allenarsi al mattino prima della colazione, convinte che questa strategia permetta di ottenere risultati migliori sulla bilancia.

Ma cosa accade realmente nell’organismo quando si corre a stomaco vuoto? E soprattutto, questa pratica aiuta davvero a dimagrire più velocemente? Le evidenze scientifiche offrono una risposta più complessa di quanto si possa pensare.

Cosa succede all’organismo quando si corre a digiuno

Per corsa a digiuno si intende generalmente un’attività aerobica svolta dopo il digiuno notturno, quindi dopo circa 8-12 ore senza assumere cibo.

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In questa condizione il corpo presenta alcune caratteristiche metaboliche specifiche:

  • I livelli di glicemia e insulina sono più bassi.
  • Le riserve di glicogeno presenti nel fegato risultano parzialmente ridotte.
  • L’organismo tende a utilizzare una quota maggiore di grassi come fonte energetica.

Dal punto di vista fisiologico, il metabolismo si orienta maggiormente verso l’utilizzo dei lipidi per sostenere l’attività fisica.

Correre a digiuno aumenta davvero il consumo di grassi?

Le ricerche scientifiche mostrano che durante l’esercizio svolto a digiuno si verifica un incremento dell’ossidazione dei grassi.

In pratica, l’organismo:

  • Utilizza più acidi grassi liberi provenienti dal tessuto adiposo.
  • Riduce il ricorso al glucosio come principale carburante energetico.
  • Incrementa la quota di energia ottenuta dai grassi rispetto a un allenamento effettuato dopo un pasto.

Questo significa che, durante la sessione di corsa, viene effettivamente bruciata una percentuale maggiore di grassi.

Perché bruciare più grassi non significa dimagrire di più

Un aspetto spesso trascurato riguarda la differenza tra utilizzo dei grassi durante l’allenamento e perdita di grasso corporeo nel lungo periodo.

Il corpo umano è in grado di compensare il consumo dei diversi substrati energetici nelle ore successive all’attività fisica. Dopo l’allenamento, infatti, l’organismo tende a ricostituire le proprie riserve energetiche e a riequilibrare il metabolismo.

Le evidenze disponibili indicano che:

  • Il fattore determinante per la perdita di peso rimane il bilancio calorico complessivo.
  • A parità di calorie assunte e consumate, non sono emerse prove solide che la corsa a digiuno produca un dimagrimento superiore.
  • Il numero totale di calorie bruciate conta più della percentuale di grassi utilizzata durante il singolo allenamento.

In altre parole, usare più grassi come carburante durante la corsa non si traduce automaticamente in una maggiore riduzione del tessuto adiposo.

Il possibile rischio di perdita muscolare

Allenarsi a digiuno può comportare alcuni svantaggi, soprattutto quando l’attività è molto intensa o prolungata.

Con riserve di glicogeno ridotte, il corpo può infatti aumentare il ricorso alla gluconeogenesi, un processo attraverso il quale vengono utilizzati anche aminoacidi derivati dal tessuto muscolare per produrre energia.

Il rischio di catabolismo muscolare può essere più elevato in presenza di:

  • Diete fortemente ipocaloriche.
  • Massa muscolare già ridotta.
  • Allenamenti intensi senza un adeguato supporto nutrizionale.
  • Apporto insufficiente di proteine.

Per chi desidera preservare la massa magra, questo aspetto merita particolare attenzione.

Altri effetti della corsa a digiuno

Oltre all’aumento dell’utilizzo dei grassi, la corsa a digiuno può influenzare l’organismo in modi differenti.

Alcuni studi suggeriscono un possibile miglioramento della flessibilità metabolica, cioè della capacità del corpo di passare in modo efficiente dall’utilizzo dei carboidrati a quello dei grassi come fonte energetica.

Tuttavia possono comparire anche effetti meno favorevoli, tra cui:

  • Maggiore sensazione di stanchezza durante l’allenamento.
  • Cali di energia nelle persone non abituate.
  • Possibili episodi di vertigini o ipoglicemia nei soggetti predisposti.
  • Riduzione delle prestazioni negli allenamenti ad alta intensità.

Una prestazione inferiore potrebbe inoltre comportare un dispendio energetico complessivo più basso.

Quando può essere utile correre a digiuno

La corsa a digiuno non è necessariamente una pratica da evitare. In alcuni contesti può rappresentare una strategia valida, purché venga inserita all’interno di un programma di allenamento e alimentazione equilibrato.

Può essere presa in considerazione quando:

  • Si gode di una buona salute metabolica.
  • Si svolgono allenamenti leggeri o moderati della durata di 30-45 minuti.
  • L’obiettivo è migliorare la capacità di utilizzare i grassi come carburante.
  • L’alimentazione quotidiana garantisce un adeguato apporto di calorie e proteine.

Quando è meglio evitarla

Esistono invece situazioni nelle quali allenarsi a digiuno può risultare poco indicato o addirittura controproducente.

In particolare, è consigliabile evitare questa pratica in caso di:

  • Diabete o problemi di regolazione della glicemia.
  • Tendenza all’ipotensione o ai cali di pressione.
  • Allenamenti molto intensi o di lunga durata.
  • Disturbi del comportamento alimentare, nei quali il digiuno potrebbe alimentare comportamenti poco salutari.

Conclusioni

La scienza conferma che correre a digiuno aumenta l’utilizzo dei grassi durante l’esercizio, ma questo non significa automaticamente ottenere una maggiore perdita di peso nel lungo periodo.

Per dimagrire in modo efficace contano soprattutto il deficit calorico complessivo, la qualità dell’alimentazione, la costanza dell’allenamento e la preservazione della massa muscolare. La corsa a digiuno può essere uno strumento utile in alcuni casi specifici, ma non rappresenta una scorciatoia per perdere più grasso rispetto ad altre strategie di allenamento.

Tags: allenamento a digiunocorrere a digiunoperdita di peso
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