L’Italia del tennis è campione del mondo per la terza volta di fila, un’impresa che va oltre il significato sportivo della Coppa Davis, equiparandola simbolicamente a un vero e proprio Mondiale. Il trionfo è arrivato senza le due stelle più luminose, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, a dimostrazione della profondità e solidità del movimento tennistico italiano, oggi tra i più ammirati e rispettati al mondo.
A scrivere una delle pagine più memorabili della storia azzurra sono stati Matteo Berrettini e Flavio Cobolli, protagonisti assoluti nella finale contro la Spagna a Bologna. Davanti a oltre 10mila spettatori entusiasti, l’Italia ha dominato anche questa sfida, chiudendo l’intera competizione senza perdere un singolare e senza mai dover ricorrere al doppio.
Una generazione che brilla: Berrettini ritrova se stesso, Cobolli si consacra
Il ritorno da protagonista di Matteo Berrettini è stato uno dei simboli di questa vittoria. Dopo un anno segnato da problemi fisici e dall’uscita dai top 50 del ranking, il romano ha ritrovato forma e determinazione proprio con la maglia azzurra, allungando a undici la sua striscia di successi consecutivi in Davis. In finale ha superato con autorità Pablo Carreno Busta, imponendosi 6-3 6-4 con grande lucidità nei momenti chiave.
Accanto a lui, la definitiva esplosione di Flavio Cobolli, classe 2002, che ha chiuso un 2025 da incorniciare: due titoli Atp (Amburgo e Bucarest), l’ingresso in top 20 e ora il punto decisivo nella finalissima. Contro Jaume Munar, Cobolli ha saputo risalire da una situazione difficile, rimontando da un set di svantaggio fino al 1-6 7-6 7-5, con cuore, tecnica e una tenuta mentale da veterano.
Un dominio costruito nel tempo: il modello Italia fa scuola
Con questa vittoria, l’Italia conquista la sua quarta Coppa Davis, ma soprattutto la terza consecutiva, un traguardo storico mai raggiunto da nessuno da quando è stato abolito il Challenge Round nel 1971. L’ultima nazione a vincere tre edizioni di fila era stata gli Stati Uniti tra il 1968 e il 1972.
Il successo arriva a coronamento di una programmazione vincente, che ha portato l’Italia a superare persino gli USA nel ranking Atp per punti conquistati dai giocatori tra i primi 100. Dopo anni di difficoltà seguiti all’era Panatta, oggi il tennis italiano è un modello riconosciuto e rispettato a livello internazionale.
Il valore di un gruppo: oltre il singolo, una squadra compatta
Il trionfo di Bologna è la dimostrazione che, anche senza i campioni più celebrati, l’Italia sa essere protagonista grazie alla forza del gruppo. Il percorso fino alla finale, passando per i quarti contro l’Austria e la semifinale con il Belgio, è stato netto: sei match vinti su sei nei singolari. Nessuna necessità del doppio, nessun passo falso.
È la Coppa Davis del talento, ma soprattutto del cuore. Un cuore che batte forte nei giovani come Cobolli, ma anche nei veterani come Berrettini, pronti a reinventarsi per onorare la maglia azzurra. Una storia di sport, amicizia e determinazione, destinata a entrare nella leggenda.




