Il settore automobilistico europeo è in fermento. A pochi giorni da un nuovo dialogo strategico con la Commissione europea, fissato per il 12 settembre, le principali associazioni di categoria – Acea (costruttori) e Clepa (fornitori) – hanno lanciato l’allarme: gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 e il 2035 non sarebbero più realizzabili.
La richiesta è chiara: rivedere le scadenze imposte dall’Ue e concedere più tempo a un settore che rappresenta oltre 13 milioni di lavoratori in Europa. Ma a Bruxelles, la linea non è univoca. Il Parlamento europeo si spacca, con divisioni nette tra destra e sinistra.
Le regole UE contestate dai costruttori
Il regolamento europeo del 2019 ha introdotto limiti progressivi alle emissioni di CO2 per l’intera flotta venduta da ogni costruttore. Una misura chiave per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, obiettivo del Green Deal europeo.
I produttori, però, lamentano una pressione crescente. Anche se sono previsti incentivi per chi vende auto a zero emissioni, chi supera i limiti paga sanzioni per ogni grammo di CO2 in eccesso. La Commissione ha già concesso una proroga sugli obiettivi del 2025, ma ha confermato il divieto di vendita di veicoli inquinanti dal 2035.
I costruttori chiedono più flessibilità per i veicoli ibridi e per quelli con motori a combustione interna ad alta efficienza, ancora in grado di produrre emissioni ridotte.
Il fronte politico: il centrodestra difende l’industria
A sostenere le istanze dell’industria sono in particolare i partiti di centrodestra. L’eurodeputato italiano Salvatore De Meo (Ppe) parla di obiettivi “irraggiungibili” e accusa Bruxelles di un approccio troppo “ideologico”. Il suo gruppo chiede un maggiore equilibrio tra sostenibilità, occupazione e competitività.
Il Partito popolare europeo, insieme ai Conservatori e riformisti europei (Ecr) e ai Patrioti per l’Europa (Pfe), propone un approccio più pragmatico, suggerendo anche l’uso di biocarburanti come alternativa alla trazione elettrica. “Non possiamo immaginare un futuro solo elettrico”, afferma De Meo, chiedendo che l’Ue tenga conto delle diverse capacità di adattamento delle imprese.
La sinistra europea difende gli obiettivi climatici
Dalla parte opposta, Verdi, Socialisti e Democratici e La Sinistra restano fermi: nessun passo indietro sugli obiettivi ambientali. L’eurodeputata belga Sara Matthieu avverte: “Modificare gli obiettivi significherebbe premiare i ritardatari e danneggiare chi ha già investito in innovazione”.
Secondo Matthieu, la transizione verso le auto a zero emissioni non solo è necessaria per il clima, ma è anche strategica per mantenere la competitività europea. “Se rallentiamo ora, regaliamo il mercato alle case automobilistiche cinesi”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di rafforzare la produzione di batterie in Europa e monitorare gli investimenti stranieri.
Il futuro dell’automotive tra clima, occupazione e concorrenza globale
Il confronto tra istituzioni europee e industria automobilistica è solo all’inizio. Il dialogo strategico voluto dalla Commissione mira a trovare un punto di equilibrio tra sostenibilità ambientale e sopravvivenza economica del comparto.
Intanto, i dati sul riscaldamento globale – con il 2024 che ha registrato un +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali – confermano l’urgenza di agire. Le scelte che l’Unione europea farà nei prossimi mesi segneranno non solo il futuro dell’industria automobilistica, ma anche quello della transizione ecologica continentale.




