Un violento terremoto di magnitudo 6.7 è stato registrato nelle prime ore di giovedì 20 marzo 2026 nell’Oceano Antartico, in una vasta area compresa tra la Penisola Antartica e l’estremità meridionale del Sud America.
Secondo la Sala Sismica dell’INGV di Roma, la scossa è avvenuta alle 00:22 UTC (01:22 ora italiana) con epicentro in mare aperto e ipocentro a circa 30 chilometri di profondità.
Zona ad alta attività sismica tra placche tettoniche
L’area interessata dal sisma è considerata fortemente attiva dal punto di vista geologico, poiché rappresenta un punto di contatto tra la placca Antartica e quella Sudamericana.
In queste zone di margine tettonico, l’energia accumulata nel tempo può essere rilasciata improvvisamente, generando terremoti anche di forte intensità. La profondità registrata indica che il movimento tellurico è avvenuto sotto il fondale oceanico, dinamica tipica di questa regione.
Nessun danno ma monitoraggio costante degli esperti
Nonostante la magnitudo elevata, il terremoto non ha causato danni a persone o infrastrutture, grazie alla lontananza dalle aree densamente popolate.
Gli istituti di monitoraggio sismico continuano comunque a osservare l’evoluzione della situazione per individuare eventuali repliche o fenomeni correlati, in un contesto geodinamico particolarmente complesso.
Eventi di questo tipo rappresentano infatti importanti indicatori dell’attività interna del pianeta, utili per lo studio dei movimenti delle placche e della sismicità globale.




