Gli Stati Uniti si preparano a rendere obbligatoria la dichiarazione degli account social utilizzati negli ultimi cinque anni da parte di chi richiede l’Esta, l’autorizzazione elettronica per entrare nel Paese senza visto. La misura, presentata dallo U.S. Customs and Border Protection (CBP) e pubblicata sul Federal Register il 10 dicembre, interessa anche i cittadini italiani che viaggiano per turismo o affari.
La proposta prevede l’inserimento dei “social media identifiers” tra i dati obbligatori, affiancati da altri elementi sensibili: numeri di telefono, indirizzi e-mail degli ultimi dieci anni, indirizzi di residenza precedenti e una raccolta biometrica estesa (volto, impronte, Dna, iride). È inoltre prevista una migrazione su app mobile, con l’obbligo per i richiedenti di scattare un selfie all’interno dell’applicazione ufficiale dell’Esta.
Dall’optional all’obbligo: la stretta sul controllo digitale
Dal 2016 il campo relativo ai social media era presente nei moduli Esta, ma facoltativo. Con la nuova norma, invece, diventerà un campo obbligatorio: non sarà più possibile saltare la sezione dedicata, pena l’esclusione dalla procedura.
Secondo il CBP, l’obiettivo è spostare il controllo dei contenuti pubblicati online prima della partenza, consentendo di bloccare l’autorizzazione a monte, anziché al confine. Il cambiamento si inquadra in una strategia più ampia di pre-screening digitale.
Il precedente del 2019 e la nuova estensione ai turisti
L’obbligo di dichiarare i social non è del tutto nuovo: è già previsto per chi richiede un visto tradizionale (non immigrante o immigrante) dal 2019. Quella disposizione è stata confermata dalla giustizia federale americana nel 2023 nel caso Doc Society v. Blinken, nonostante le critiche per possibili effetti di autocensura.
La novità del 2025 è che lo stesso obbligo sarà esteso anche a chi entra senza visto, grazie al Visa Waiver Program. Tra i circa 40 Paesi coinvolti, c’è anche l’Italia, insieme a Francia, Germania, Giappone e altri partner considerati a basso rischio.
I fondamenti legali: ordini esecutivi e sicurezza nazionale
La misura si fonda su un ordine esecutivo firmato da Donald Trump a inizio del suo secondo mandato, intitolato Protecting the United States From Foreign Terrorists and Other National Security and Public Safety Threats. Già nel 2017, con l’Executive Order 13780, la Casa Bianca aveva introdotto criteri più severi per lo screening dei visitatori stranieri.
L’intenzione del Dipartimento della Sicurezza Interna è di rafforzare la sicurezza alle frontiere anche tramite strumenti digitali e analisi delle tracce online.
Che cosa significa “dichiarare i social”
Il governo americano non richiede password o accesso diretto ai profili, ma l’elenco completo degli identificativi usati, come username, handle e altri nomi utente. Omettere informazioni veritiere può comportare la revoca dell’Esta o il rifiuto dell’ingresso.
Chi non ha mai utilizzato social potrà selezionare l’opzione “none”, ma eventuali discrepanze tra ciò che si dichiara e ciò che è pubblico online possono essere considerate false dichiarazioni.
I tempi e le possibili conseguenze sul turismo
Il CBP stima che la compilazione dell’Esta potrebbe richiedere oltre 20 minuti, dato l’aumento delle informazioni da inserire. Le associazioni del turismo temono un impatto negativo sui flussi internazionali, in un momento cruciale per gli Stati Uniti, che si preparano ad ospitare grandi eventi globali come i Mondiali di calcio e le celebrazioni del 250° anniversario dell’Indipendenza.
Le critiche delle organizzazioni per i diritti digitali
Organizzazioni come la Electronic Frontier Foundation (EFF) e la Foundation for Individual Rights and Expression contestano la proposta, denunciando rischi per la libertà d’espressione e per la privacy. La paura di essere monitorati, spiegano, potrebbe portare i viaggiatori a censurare opinioni politiche o limitare i propri contatti online.
Cause legali e possibili sfide costituzionali
Il caso Doc Society v. Blinken ha mostrato che, finora, i tribunali americani hanno riconosciuto ampio margine di manovra al governo in materia di sicurezza. Tuttavia, l’estensione della regola ai cittadini del Visa Waiver Program potrebbe aprire nuove sfide legali, soprattutto in relazione al Primo Emendamento e al diritto alla protezione dei dati personali.
Il contesto internazionale: verso un pre-screening globale
Anche altri Paesi stanno adottando sistemi di autorizzazione elettronica. Il Regno Unito ha lanciato l’ETA, mentre l’Unione Europea introdurrà nel 2026 l’ETIAS, con finalità simili. Tuttavia, il modello statunitense si distingue per l’intensità della raccolta dati: cinque anni di social, dieci anni di e-mail, e dati biometrici avanzati.
Una norma ancora in fase di consultazione
Attualmente, la nuova regola non è definitiva: il periodo di consultazione pubblica durerà 60 giorni. Chiunque – cittadini, imprese, governi – può inviare commenti formali. Il CBP deciderà in seguito se adottare il provvedimento nella forma attuale o modificarlo.
Nel frattempo, le norme attuali restano in vigore: chi richiede un visto deve già indicare i social, mentre chi utilizza l’Esta non ha ancora questo obbligo.
Che cosa devono fare i viaggiatori italiani oggi
Chi pianifica un viaggio negli Stati Uniti deve prestare massima attenzione alla compilazione dei moduli Esta, anche in vista dei futuri cambiamenti. È consigliabile tenere traccia dei propri account social, anche se inattivi o con username modificati, e aggiornare regolarmente le informazioni.
Per chi viaggia spesso – per studio, lavoro o turismo – la capacità di fornire un quadro digitale coerente e completopotrebbe diventare un fattore decisivo per ottenere l’autorizzazione a entrare nel Paese.




