Una forte scossa di terremoto di magnitudo 5.4 è stata registrata venerdì 21 agosto 2026 alle 21:02 ora locale, corrispondenti alle 12:02 UTC.
L’epicentro è stato localizzato nell’Oceano Pacifico settentrionale, circa 86 chilometri a nord-est dell’isola di Hachijo Jima. Secondo i dati USGS riportati, il terremoto ha avuto una profondità di 62 chilometri ed è stato rilevato da 114 stazioni sismiche.
Lo scuotimento massimo stimato nelle zone abitate ha raggiunto il livello IV della scala Mercalli modificata (MMI), corrispondente a uno scuotimento leggero.
Scossa avvertita da milioni di persone
Secondo le stime preliminari riportate, il terremoto potrebbe essere stato percepito da oltre 8,2 milioni di persone.
La grande maggioranza della popolazione interessata sarebbe stata esposta a oscillazioni molto deboli o deboli: circa 7,93 milioni di persone si trovavano in aree con intensità III, mentre quasi 320mila erano nelle zone con intensità II.
Circa 7.763 persone sarebbero invece state esposte a uno scuotimento di intensità IV, per il quale non vengono comunque previsti danni significativi.
Numerose segnalazioni dopo la scossa
Il terremoto è stato realmente percepito in diverse località. Nel documento risultano 21 segnalazioni, delle quali 20 riferiscono di aver avvertito il movimento del terreno.
Le testimonianze indicano che la scossa sarebbe stata sentita generalmente fino a circa 200-250 chilometri dall’epicentro, con alcuni casi isolati a distanze ancora maggiori.
Tra le segnalazioni figurano persone che hanno descritto oscillazioni laterali, letti e oggetti in movimento e vibrazioni durate alcuni secondi. In alcune località lo scuotimento percepito è stato classificato fino al livello IV della scala MMI.
La scossa raggiunge anche una grande metropoli
Gli effetti del terremoto sono stati segnalati anche a Tokyo, situata a circa 228 chilometri dall’epicentro. Qui lo scuotimento previsto è stato classificato prevalentemente come debole, con intensità III.
Segnalazioni sono arrivate inoltre dalle aree di Yokohama, Kawasaki, Atami, Hakone e Shinjuku. Ad Atami e in alcune altre località sono stati riportati episodi di scuotimento leggero, pari al livello IV.
Nel complesso, tuttavia, i dati disponibili non indicano livelli di scuotimento tali da far prevedere conseguenze gravi nelle aree popolate.
Rischio di vittime e danni basso
L’impatto previsto del terremoto è stato classificato al livello verde, il più basso della scala di allerta indicata nei dati.
La probabilità stimata che non si verifichino vittime direttamente causate dallo scuotimento è del 90,4%, mentre la possibilità di registrare tra una e dieci vittime viene indicata al 9,1%. La probabilità di superare le dieci vittime è inferiore all’1%.
Anche le conseguenze economiche previste sono limitate: viene indicata una probabilità del 90,4% che le perdite complessive rimangano comprese tra zero e un milione di dollari.
Magnitudo tra 5.2 e 5.7 secondo le agenzie
Diverse reti sismiche internazionali hanno analizzato l’evento fornendo valori leggermente differenti.
L’USGS ha calcolato una magnitudo di 5.4 con profondità di 62 chilometri. L’EMSC ha indicato ugualmente magnitudo 5.4, mentre GFZ e Geoscience Australia hanno fornito valori rispettivamente intorno a 5.3.
La stima più elevata riportata è quella del NIED, pari a magnitudo 5.7, con una profondità di 61 chilometri.
Nessuna scossa di assestamento registrata inizialmente
Nei dati disponibili non risultavano ancora scosse di assestamento successive all’evento principale.
In base alla magnitudo, viene stimato che la rottura della faglia possa aver interessato una superficie nell’ordine dei 25 chilometri quadrati, con una zona di rottura lunga circa 9 chilometri.
Una delle aree sismiche più attive
La zona interessata presenta un altissimo livello di attività sismica. Le statistiche riportate indicano mediamente circa 578 terremoti all’anno entro 100 chilometri dall’epicentro considerando tutte le magnitudo censite.
Gli eventi di magnitudo 5 o superiore sono stimati in circa 1,8 all’anno, mentre quelli di magnitudo 6 o superiore avrebbero una frequenza media di uno ogni 6,5 anni.
Dal 1900 nell’area sarebbero inoltre avvenuti almeno tre terremoti di magnitudo superiore a 7, confermando l’elevata sismicità della regione.




