Il Garante per la protezione dei dati personali ha imposto un blocco provvisorio al servizio di imbarco biometrico attivo presso l’aeroporto di Milano Linate, denominato FaceBoarding. Si tratta di un sistema innovativo che consente ai passeggeri di imbarcarsi tramite riconoscimento facciale, senza l’uso fisico di documenti.
L’intervento dell’Authority arriva in attesa della chiusura dell’istruttoria avviata per verificare il rispetto delle normative sulla privacy e il trattamento dei dati biometrici.
I dubbi del Garante: servono più tutele sui dati biometrici
Il provvedimento del Garante, pubblicato l’11 settembre 2025, evidenzia criticità nella gestione dei dati da parte della società SEA, che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa. In particolare, si sottolinea come i passeggeri non abbiano un controllo attivo sui propri dati biometrici, che restano nella disponibilità esclusiva del gestore aeroportuale.
Secondo l’Autorità, il sistema necessiterebbe di maggiori garanzie nella tutela delle informazioni sensibili, soprattutto considerando che oltre 24.500 viaggiatori hanno già utilizzato il servizio entro il 31 luglio scorso.
Come funziona il FaceBoarding
Il FaceBoarding prevede la registrazione volontaria dei propri dati biometrici attraverso l’analisi del volto, abbinati ai documenti d’identità. Dopo una fase sperimentale nel 2019-2020, sospesa a causa della pandemia, il servizio è stato ufficialmente riattivato a Linate per voli nazionali e internazionali (verso Copenhagen) e successivamente esteso a Fiumicino nel 2024.
I dati raccolti vengono utilizzati per generare un modello biometrico, mentre le immagini non vengono conservate. Le informazioni crittografate vengono salvate per 24 ore o per un massimo di un anno, nel caso di registrazione a lungo termine.
Una tecnologia già adottata in altri aeroporti internazionali
Il sistema di riconoscimento facciale negli aeroporti è già attivo, in forma limitata, in Parigi, Londra, Barcellona, Francoforte, Monaco di Baviera, così come in Giappone, India, Emirati Arabi Uniti, Malesia e Hong Kong. Negli Stati Uniti, il faceboarding è presente in oltre 30 aeroporti, con un piano di espansione che ne prevede l’adozione in oltre 400 scali entro i prossimi anni.
La posizione di SEA: “Il servizio è sicuro e conforme”
SEA ha confermato la sospensione temporanea del servizio FaceBoarding in ottemperanza alla richiesta del Garante, precisando però che il sistema è stato progettato nel rispetto delle normative europee e italiane sulla protezione dei dati. L’azienda ha ricordato che dal 2019 sono in corso interlocuzioni costanti con l’Autorità e che il servizio è destinato esclusivamente a utenti maggiorenni che effettuano una registrazione volontaria.
“Vogliamo offrire un’esperienza di viaggio più sicura, veloce e fluida – dichiara SEA – nel pieno rispetto della privacy dei passeggeri”.
Collaborazione con il Garante per sbloccare la situazione
SEA ha ribadito la volontà di collaborare attivamente con il Garante per chiarire ogni aspetto del trattamento dei dati e ripristinare il servizio FaceBoarding nel più breve tempo possibile.
“Ci auguriamo – conclude la società – di poter risolvere presto questa situazione e restituire ai passeggeri un servizio innovativo, efficiente e sicuro”.




