Da alcuni mesi, in Sardegna e nelle Marche, è stato segnalato un flusso anomalo di cittadini israeliani ospitati in resort di fascia alta. L’attenzione si è concentrata in particolare su una struttura a Santa Teresa di Gallura, dove – secondo quanto riportato da Wired – il 31 agosto sarebbero arrivati decine di soldati israeliani, uomini e donne, per un periodo di “decompressione” dopo le operazioni militari nella Striscia di Gaza.
Una situazione che ha sollevato forti polemiche e proteste, con attivisti locali che parlano apertamente di “criminali di guerra in vacanza” e richiedono chiarezza sulle finalità di questi soggiorni.
Il Ministero dell’Interno parla di comitive culturali, ma le proteste si moltiplicano in Sardegna e nelle Marche
Durante un’informativa urgente alla Camera dei Deputati, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha precisato che la presenza di cittadini israeliani è legata a “comitive culturali esposte” a potenziali rischi e che, pertanto, sono state attivate misure di sicurezza territoriali, come avviene per altri gruppi considerati a rischio.
Secondo il ministero, i controlli messi in atto in Sardegna e Marche hanno carattere preventivo e non derivano da accordi speciali, ma da protocolli standard applicati in casi simili.
Digos: “Dipendenti di una compagnia di telecomunicazioni, non militari in servizio”
La Digos ha chiarito che le persone identificate nel resort in Gallura sarebbero dipendenti dell’azienda israeliana di telecomunicazioni Cellcom, da tempo in stretta collaborazione con l’esercito israeliano (IDF).
Un legame che, secondo i manifestanti, renderebbe comunque problematico e controverso il loro soggiorno, in quanto Cellcom risulta inserita nella banca dati delle imprese coinvolte nell’occupazione israeliana, pubblicata dalle Nazioni Unite.
La Regione Sardegna si smarca: “Non siamo stati informati, chiederemo spiegazioni a Roma”
In una dichiarazione rilasciata a Il Fatto Quotidiano, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde ha sottolineato che la giunta regionale non è stata coinvolta in alcun modo nella gestione dei flussi turistici da Israele e che le decisioni in merito competono esclusivamente al governo nazionale.
Todde ha annunciato che chiederà chiarimenti alla premier Giorgia Meloni e ha ricordato che la Regione ha sospeso tutti gli accordi con enti israeliani e sollecitato il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina.
Attivisti e associazioni locali denunciano: “Non sono turisti, ma personale legato all’occupazione”
Il movimento “Noi di Lungoni per la Palestina” e altri gruppi filopalestinesi locali hanno preso posizione con forza, sottolineando che la presenza di questi cittadini israeliani in Sardegna non può essere considerata neutrale o turistica, soprattutto nel contesto attuale del conflitto a Gaza.
Secondo un comunicato, si tratterebbe di personale di aziende complice del sistema coloniale israeliano, direttamente coinvolte nel mantenimento dell’occupazione nei territori palestinesi. Per questo è stata indetta una manifestazione per sabato 13 settembre alle 18 presso la località Santa Reparata, in solidarietà con la Global Sumud Flotilla e il popolo palestinese.
Interrogazioni in Parlamento: “Chiarezza sui costi e sulla natura degli accordi con Israele”
A sollevare la questione in Parlamento sono stati i gruppi di Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra, che hanno chiesto chiarimenti urgenti sulle ragioni e i costi legati alla presenza di soldati israeliani in Italia.
In particolare, Laura Boldrini ha parlato di “soggiorni premio per chi ha commesso crimini di guerra”, mentre il deputato M5S Alfonso Colucci ha denunciato il silenzio del governo e chiesto che il vicepremier Antonio Tajaniriferisca in aula.
Colucci ha dichiarato: “Non sono turisti, ma sospetti criminali di guerra. È inaccettabile che vengano accolti in resort di lusso con la protezione delle forze dell’ordine”.




