Una mano alzata verso la Curva Nord, un lungo respiro, poi i primi palloni tra i guanti. Così Josep Martínez è tornato a difendere la porta dell’Inter nella serata del 3 dicembre 2025, durante gli ottavi di finale di Coppa Italia contro il Venezia. Un rientro atteso e delicato, dopo il tragico incidente stradale del 28 ottobre a Fenegrò (Como), in cui ha perso la vita Paolo Saibene, 81 anni.
Il portiere spagnolo è sceso in campo da titolare in un San Siro gremito, affrontando non solo la gara ma anche il peso emotivo di settimane difficili. Il match è terminato 5-1 per i nerazzurri, ma il vero risultato è stato il ritorno alla normalità, almeno sportiva, di un calciatore ancora al centro di una inchiesta per omicidio stradale.
L’incidente a Fenegrò e l’inchiesta in corso
Il 28 ottobre 2025, sulla strada provinciale 32, l’auto di Martínez, un SUV BYD, ha impattato contro un quadriciclo elettrico condotto da Saibene. Secondo i rilievi iniziali e le testimonianze, l’anziano si sarebbe spostato improvvisamente dalla ciclabile verso la carreggiata. Il portiere, illeso ma sotto choc, ha prestato i primi soccorsi. I mezzi sono stati sequestrati, come da prassi, e l’atleta è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio stradale (art. 589-bis c.p.), atto obbligatorio per avviare le indagini.
Perizia cinematica e accertamenti tecnici
La Procura di Como, con il coordinamento del sostituto procuratore Giulia Ometto, ha disposto una consulenza cinematica per chiarire la dinamica dell’incidente e la velocità del veicolo. I punti centrali dell’indagine sono tre:
- La traiettoria del quadriciclo nei secondi precedenti l’impatto;
- La velocità del SUV di Martínez;
- L’eventuale uso del telefono cellulare da parte del conducente.
L’autopsia ha escluso un malore precedente della vittima, elemento che restringe il campo delle ipotesi. Tuttavia, sarà la perizia tecnica a stabilire eventuali responsabilità.
Supporto dell’Inter e percorso psicologico
Dopo il fatto, l’Inter ha attivato un supporto psicologico per Martínez, composto da professionisti interni al club. Il portiere ha chiuso i profili social per evitare sovraesposizione mediatica e ha seguito un programma di riabilitazione emotiva. Lo spogliatoio e lo staff, con in testa Cristian Chivu, hanno costruito attorno a lui un ambiente protetto, sospendendo ogni attività comunicativa non necessaria nei giorni successivi all’incidente.
Anche la società ha mostrato massimo rispetto, annullando la conferenza stampa pre-gara contro la Fiorentina e mantenendo un basso profilo mediatico.
La prestazione in Inter-Venezia
Contro il Venezia, Martínez ha offerto una prestazione solida, senza sbavature evidenti. Il gol subito non è imputabile direttamente a lui. La partita, vinta 5-1 dall’Inter, ha rappresentato il primo vero passo per ritrovare il campo e la concentrazione. La sua gestione tra i pali ha mostrato sicurezza e controllo, qualità fondamentali per un portiere che cerca di tornare alla normalità dopo un trauma.
Scenari giuridici: il futuro dell’inchiesta
Il reato ipotizzato, omicidio stradale, prevede pene variabili tra 2 e 7 anni, ma ogni valutazione dipenderà dagli esiti della perizia e dal rispetto del codice della strada. Qualora venisse accertata una condotta imprevedibile da parte della vittima, il procedimento potrebbe essere archiviato senza conseguenze penali, spostando la questione su un piano civile e assicurativo.
Una vicenda che va oltre il calcio
Oltre l’aspetto sportivo, questa vicenda richiama l’attenzione su temi universali: la sicurezza stradale, la convivenza tra auto e micro-veicoli, la qualità delle infrastrutture ciclabili e l’importanza di una guida consapevole. Non è compito del tifo giudicare: sarà la magistratura, con dati e fatti oggettivi, a stabilire la verità.
Nel frattempo, Martínez continua il suo percorso tra giustizia e sport, con l’umanità e il rispetto che una situazione così complessa impone.




