C’è un’aura speciale che avvolge l’Augusta National quando i grandi campioni decidono di smettere di giocare contro il campo e iniziano a danzare con esso. Nella seconda giornata del Masters 2026, quel campione è stato Rory McIlroy. Mentre i suoi avversari lottavano contro i segreti dei green più famosi del mondo, il nordirlandese ha disegnato una parabola perfetta, chiudendo a -12 e lasciando il resto del field a distanza di sicurezza.
La sinfonia del venerdì
Il fascino di questo sport risiede nei momenti di “trance” agonistica, e McIlroy ieri ne ha regalato uno destinato a restare negli annali. Dopo una partenza ragionata, Rory ha acceso la luce nelle ultime otto buche, infilando sei birdie con la naturalezza di chi sta passeggiando tra le azalee del club. Un parziale di 65 colpi che non è solo una statistica, ma una dichiarazione d’intenti: il sesto Major non è più un miraggio, è un obiettivo concreto.
Luci e ombre tra i big
Mentre McIlroy scappa via con un tesoretto di sei colpi di vantaggio, il resto dell’Olimpo del golf fatica a tenere il passo. Se gli americani Sam Burns e Patrick Reed guidano con tenacia l’inseguimento a quota -6, l’aria della Georgia si è fatta improvvisamente pesante per il numero uno del mondo, Scottie Scheffler. L’americano, solitamente imperturbabile, è apparso appannato, scivolando in 24ª posizione e ricordandoci che ad Augusta la linea tra il trionfo e la crisi è sottile come un filo d’erba.
Delusione anche per i “ribelli” della LIV: Jon Rahm e Sergio Garcia restano intrappolati nelle retrovie, spettatori distanti di una sfida che sembra ormai avere un solo, grande protagonista.
Verso un weekend da leggenda
Con l’arrivo del fine settimana, l’atmosfera ad Augusta si fa elettrica. McIlroy non sta solo cercando di bissare il successo del 2025; sta cercando di consolidare la sua eredità nel tempio del golf. Il “Moving Day” di stasera ci dirà se qualcuno avrà il coraggio di sfidare il re o se assisteremo a una lunga, gloriosa passerella verso la vittoria.




