Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Padova ha smascherato un’articolata associazione a delinquere specializzata in truffe ed estorsioni ai danni di donne anziane, in gran parte vedove. L’inchiesta, ha portato a dieci indagati, tutti italiani, con l’emissione di cinque misure cautelari e il sequestro di beni per 2,5 milioni di euro.
Le truffe si sono consumate in numerose province del Nord e Centro Italia, tra cui Bologna, con un numero di vittime stimato superiore al migliaio.
Finti venditori porta a porta e firme ingannevoli
Il meccanismo era ben rodato: falsi rappresentanti commerciali si presentavano a casa delle vittime con la scusa di vendere materassi, pentole, elettrodomestici o biancheria. Dopo il primo incontro, chiedevano una firma su un modulo “di conferma”, sostenendo che servisse solo a dimostrare al “capo” di aver effettuato la visita. In realtà, si trattava di un contratto vincolante, da cui era difficile uscire.
Chi tentava di recedere veniva minacciato di azioni legali, inducendo così le vittime – spesso fragili e spaventate – a pagare somme esorbitanti, anche attraverso finanziamenti.
Profitti fino a 7mila euro a truffa
I guadagni del gruppo criminale oscillavano tra i 5.000 e i 7.000 euro per ogni contratto truffaldino, con ricarichi fino all’800% rispetto al reale valore dei prodotti venduti. Le vittime venivano selezionate accuratamente da elenchi commerciali di aziende specializzate nel porta a porta.
I soldi delle truffe usati per finanziare uno stile di vita sfarzoso
Secondo quanto emerso dalle indagini, i proventi illeciti venivano reinvestiti in beni di lusso, tra cui viaggi a Cortina, cene in ristoranti esclusivi, abbigliamento firmato, e perfino nel noleggio di auto di lusso come Ferrari, Lamborghini e Bentley.
Tra i beni sottoposti a sequestro: immobili, veicoli, conti correnti, orologi di valore, gioielli, cassette di sicurezza e denaro contante, tutti ritenuti in contrasto con i redditi ufficialmente dichiarati dagli indagati.
Società base tra Padova e Treviso
Le società coinvolte nella rete erano situate principalmente tra le province di Padova e Treviso, dove risiedono anche gli indagati. L’inchiesta ha preso il via alla fine del 2024, grazie alla denuncia di una delle vittime, e si è conclusa il 20 gennaio 2026 con l’intervento della Guardia di Finanza.




