A partire dal 7 gennaio 2026, la Fontana di Trevi diventerà accessibile solo a pagamento per i turisti, che dovranno versare un contributo simbolico di 2 euro per ammirare uno dei monumenti più iconici di Roma. L’accesso resterà gratuito per i residenti della Capitale. La decisione arriva in un momento di massima affluenza turistica, con oltre 5,3 milioni di visitatori registrati nei primi sei mesi dell’anno.
Un modello già sperimentato con successo al Pantheon
Dopo il Pantheon, che ha introdotto l’ingresso a pagamento nel luglio 2023, anche la Fontana di Trevi adotta il modello “ticket d’accesso” per sostenere le attività di manutenzione e tutela del patrimonio artistico. L’area sarà dotata di due corsie separate, una per i turisti e una per i romani, e sarà possibile pagare con carta di credito. Il sistema punta anche a regolare i flussi e a prevenire il sovraffollamento, permettendo massimo 400 persone contemporaneamente.
Turismo in crescita e fondi per valorizzare la città
Secondo le stime, l’iniziativa potrebbe generare fino a 20 milioni di euro all’anno, da reinvestire nel miglioramento dell’offerta turistica: manutenzione urbana, trasporti, restauro delle fontane storiche e valorizzazione ambientale. Una strategia che segue la logica già applicata al contributo di soggiorno, che nel 2024 ha fruttato 200 milioni di euro al Campidoglio.
Una misura condivisa da istituzioni e governo
Il Comune di Roma, in sinergia con Zètema e la Sovrintendenza Capitolina, ha lavorato a lungo per rendere operativo il progetto. La proposta ha trovato ampio consenso politico: il sindaco l’ha definita «una scelta concreta» per contrastare l’iperturismo, mentre la ministra del Turismo Daniela Santanchè sostiene l’idea di “mettere a reddito le nostre ricchezze” attraverso un sistema di prenotazione e accesso contingentato.
Roma verso una nuova autonomia gestionale
La novità arriva in un momento di svolta per l’amministrazione capitolina, grazie al supporto governativo per la riforma dei poteri speciali e alla modifica del Fondo di solidarietà comunale, che dal 2026 sarà calcolato su importi fissi di versamento. Una cornice legislativa che, unita alla valorizzazione del patrimonio, potrebbe segnare una nuova fase di rilancio per Roma.




