Lo scalo internazionale di Vilnius, principale hub aeroportuale della Lituania, è stato chiuso temporaneamente domenica 23 novembre alle 19 ora locale, a causa dell’ingresso nello spazio aereo nazionale di palloni aerostatici provenienti dalla Bielorussia. L’episodio, il secondo in pochi giorni, ha spinto le autorità lituane ad attivare i protocolli di emergenza, evidenziando la crescente pressione ai confini orientali dell’Unione Europea.
La sospensione dei voli è durata meno di un’ora, ma ha sollevato nuove preoccupazioni sulla sicurezza del traffico aereo nell’area baltica, già messa a dura prova da incursioni aeree non convenzionali e tensioni geopolitiche sempre più accese tra Vilnius e Minsk.
Minaccia ibrida: i palloni usati come provocazione
Secondo fonti ufficiali, i palloni non identificati sarebbero partiti dalla Bielorussia con traiettorie dirette verso la capitale lituana. Le autorità sospettano un utilizzo deliberato di strumenti a basso costo come parte di una strategia di guerra ibrida da parte del regime bielorusso, alleato della Russia, volta a testare le difese dell’Occidente.
Il ministero degli Esteri lituano ha definito l’incursione “una chiara provocazione che mina la sicurezza regionale”, chiedendo una risposta coordinata da parte di UE e NATO. L’aeroporto di Vilnius era già stato costretto alla chiusura lo scorso 31 ottobre, proprio per episodi analoghi, mentre la riapertura delle frontiere con la Bielorussia, avvenuta solo pochi giorni fa, non ha portato la de-escalation sperata.
Un fenomeno sempre più diffuso negli aeroporti europei
L’episodio di Vilnius si inserisce in un contesto più ampio: in tutta Europa, il numero di interruzioni del traffico aereo legate a droni e palloni è in costante aumento. Secondo un’analisi condotta da Euronews, le segnalazioni sono quadruplicate tra gennaio 2024 e novembre 2025.
- In Germania, il provider DFS ha registrato 192 eventi critici nel 2025, contro i 141 del 2024.
- In Svezia, l’agenzia LFV ha documentato almeno cinque blocchi al traffico aereo nel corso dell’anno.
- In Danimarca, l’aeroporto di Copenaghen è stato chiuso per ore il 22 settembre 2025 dopo l’avvistamento di droni di grandi dimensioni, con conseguenti deviazioni su altri scali.
Il fenomeno ha toccato anche Belgio, Polonia e Stati Uniti, mentre nei teatri di conflitto – come Russia e Medio Oriente– l’uso dei droni ha provocato interruzioni, danni e vittime civili.
Tecnologie low-cost, impatto ad alto rischio
Droni e palloni rappresentano minacce asimmetriche: strumenti economici e di facile reperibilità, ma capaci di mettere in crisi infrastrutture critiche come aeroporti e basi militari. In un contesto geopolitico segnato da tensioni crescenti, in particolare nei paesi baltici, questi mezzi possono essere impiegati per operazioni di disturbo, spionaggio o propaganda.
Esperti del settore avvertono: senza regolamentazioni più severe e un coordinamento internazionale efficace, simili eventi diventeranno sempre più frequenti. La governatrice di New York, Kathy Hochul, dopo l’episodio di Stewart International nel dicembre 2024, ha lanciato un appello agli Stati Uniti: “This has gone too far”.
La risposta lituana: più difesa e cooperazione
Di fronte all’ennesima violazione del proprio spazio aereo, Vilnius punta sul rafforzamento delle difese antiaeree e su una collaborazione rafforzata con gli alleati europei e atlantici. La Lituania, in prima linea nel contenimento delle pressioni bielorusse e russe, chiede un fronte comune contro le minacce ibride che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini e la stabilità della regione.
Il caso dei palloni lanciati da Minsk è solo l’ultimo segnale di un conflitto a bassa intensità, combattuto con armi non convenzionali ma ad alto impatto strategico.




