Solo una manciata di secondi e 12 metri d’altitudine hanno evitato una tragedia aerea la notte del 20 settembre 2025, quando un Airbus A320 della compagnia Air Arabia Maroc ha rischiato di precipitare in mare subito dopo il decollo dall’aeroporto di Fontanarossa. A bordo non c’erano passeggeri, ma sei membri dell’equipaggio. Il rapporto preliminare dell’Ansv ha messo in evidenza gravi errori umani e possibili fattori legati a disorientamento spaziale.
Parametri di velocità non inseriti: ecco cosa è successo dopo il decollo
Il volo — un trasferimento tecnico verso Amman, in Giordania — è decollato alle 23:56. Le condizioni meteo erano buone, ma la notte era particolarmente buia, senza luna visibile e con il mare agitato. I piloti non avevano inserito nel computer di bordo i parametri fondamentali di velocità (V1, VR, V2), dimenticanza che ha impedito l’attivazione delle modalità automatiche per una salita sicura.
Subito dopo il decollo, l’aereo ha cominciato a salire fino a circa 120 piedi (36,6 metri), per poi inclinarsi verso il basso a causa di input manuali errati. È in questo momento che il velivolo ha iniziato una discesa incontrollata, arrivando a toccare i 509 km/h e sfiorando la superficie del mare a soli 12,49 metri.
Gli allarmi ignorati e la manovra in extremis
Durante la picchiata, i sistemi di bordo hanno emesso ripetuti allarmi di pericolo imminente: prima il “Sink Rate”, poi “Pull Up” e infine “Don’t Sink”. Tuttavia, l’autopilota è stato attivato solo per tre secondi, senza che la discesa fosse interrotta. Solo negli ultimi istanti, i piloti hanno applicato la massima potenza ai motori, riuscendo a riprendere quota e stabilizzare il volo. Nessuno dei membri dell’equipaggio è rimasto ferito.
Le indagini: errori umani e disorientamento al centro del caso
Secondo l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, l’episodio è classificato come “inconveniente grave”. Le indagini non hanno ancora attribuito responsabilità definitive, ma il rapporto preliminare solleva interrogativi sulle procedure operative, sull’interazione con i sistemi digitali di bordo e sulla formazione dell’equipaggio.
Due comandanti esperti, consultati per l’analisi, sottolineano che l’errore di dimenticare l’inserimento dei dati di decollo è “inspiegabile” e che normalmente si verifica nel controllo incrociato pre-partenza. Inoltre, le condizioni di buio totale e la mancanza di riferimenti visivi avrebbero potuto generare disorientamento spaziale, una condizione in cui il cervello del pilota interpreta in modo errato l’orientamento del corpo e del velivolo.
La scatola nera sovrascritta e i nodi da chiarire
Un altro elemento critico emerso è la mancanza delle registrazioni audio della cabina: la scatola nera è stata sovrascritta, rendendo impossibile ricostruire il dialogo tra i piloti nei momenti più concitati. Gli investigatori ora dovranno concentrarsi su aspetti come la gestione delle risorse in cabina, la progettazione dei sistemi di allerta e il supporto decisionale in condizioni critiche.
Il volo è poi atterrato regolarmente ad Amman senza ulteriori problemi. Ma resta la consapevolezza che, per meno di 13 metri, si è evitata una tragedia che avrebbe potuto segnare drammaticamente l’aviazione civile.




