Viswashkumar Ramesh, 32 anni, è l’unico sopravvissuto all’incidente aereo Air India che il 12 giugno scorso ha provocato 241 vittime. Seduto al posto 11A del volo partito da Ahmedabad e diretto a Londra, è riuscito miracolosamente a fuggire da una fenditura della fusoliera. Oggi, però, confessa: «Non mi sono più ripreso».
Ramesh si definisce “l’uomo più fortunato al mondo”, ma vive ogni giorno con un senso di colpa che lo schiaccia. «Cammino, ma lentamente, mia moglie mi aiuta. Fisicamente sono vivo, ma dentro sono vuoto», ha dichiarato in un’intervista alla BBC.
Un ritorno segnato dalla solitudine
Dopo il rientro nel Regno Unito, Ramesh si è chiuso in sé stesso: «Non riesco a parlare con mia moglie né con mio figlio. Me ne sto chiuso nella mia stanza, da solo». Il dolore più profondo non è quello fisico, ma la perdita del fratello Ajay, morto nello schianto: «Era la mia spina dorsale, la mia guida. L’ho perso per sempre».
A peggiorare la situazione, il disturbo post-traumatico da stress diagnosticato in India ma mai trattato in patria. Ramesh soffre di insonnia e depressione: «Ogni giorno è un dolore per tutta la mia famiglia».
Crisi economica e silenzio istituzionale
Ramesh e il fratello gestivano una piccola azienda di pesca a Diu, oggi fallita. Dal disastro, l’uomo vive anche una grave crisi finanziaria. Air India ha proposto un risarcimento provvisorio di 21.500 sterline, cifra ritenuta insufficiente dai suoi consulenti.
Sanjiv Patel, leader della comunità che lo assiste, denuncia l’assenza di supporto da parte della compagnia: «Ramesh è abbandonato: mentalmente, fisicamente ed economicamente». Anche Radd Seiger, suo legale, accusa: «Serve un incontro diretto con chi ha responsabilità, serve ascolto».
La replica della compagnia
Air India, oggi di proprietà del Tata Group, ha respinto le accuse, affermando che «i dirigenti continuano a incontrare le famiglie delle vittime per esprimere le più sentite condoglianze». La compagnia sostiene inoltre di aver offerto disponibilità a un incontro con il signor Ramesh.
Una vita sospesa tra il trauma e l’indifferenza
Mentre le indagini e le procedure burocratiche seguono i loro ritmi, Viswashkumar Ramesh continua a lottare contro un dolore invisibile. Una battaglia quotidiana contro il senso di colpa, la solitudine e l’abbandono, senza risposte, né sollievo.
«Sono sopravvissuto a qualcosa che mi ha tolto tutto. Mi hanno salvato la vita, ma non so più cosa farne».




